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Paragrafo 3 . L'era dei mercanti.

     
L'aumento degli spazi coltivati e l'introduzione di nuovi metodi di
coltivazione permisero di accantonare eccedenze alimentari,  che  i
signori,  ma anche i contadini, cominciarono a mettere sul mercato,
ricavandone dei profitti.
     La  formazione di una vasta rete di mercati agricoli locali  e
regionali e la riattivazione del commercio internazionale del grano
determinarono la ripresa della circolazione del denaro, che  a  sua
volta incentiv una frenetica coniazione di moneta.
     I  profitti realizzati con il commercio dei prodotti  agricoli
permisero,  a  loro volta, l'acquisto e lo scambio di una  quantit
sempre   pi  consistente  di  merci  di  varia  provenienza,   che
incoraggiarono l'attivit mercantile.
     Contemporaneamente  al  surplus  di  prodotti  alimentari,  si
verific  in questi secoli, grazie all'aumento della resa agricola,
anche   una   certa  sovrabbondanza  di  lavoratori  che   poterono
abbandonare  l'agricoltura  per dedicarsi  all'artigianato  e  alle
attivit mercantili.
     Il  commercio sulle grandi distanze di prodotti di lusso, come
spezie,   tessuti   e   pietre  preziose,  che  era   sopravvissuto
stentatamente nel mondo carolingio, prese nuovo vigore.
     In  tale  ambito  si  distinsero i mercanti  italiani  che  si
sostituirono  progressivamente  a quelli  levantini  nel  commercio
marittimo  fra  Oriente  ed  Occidente. La  pur  limitata  attivit
mercantile presente nelle citt dell'epoca alto-medievale era stata
sempre  controllata  da  uomini d'affari provenienti  dall'Oriente,
come  ebrei  e  siriani, i quali risiedevano nelle  pi  importanti
citt  europee ed importavano merci di lusso ad uso e  consumo  dei
signori.  Con  i  secoli undicesimo e dodicesimo questa  situazione
mut: veneziani, amalfitani, pisani e genovesi si impadronirono  di
questi importanti traffici e si installarono a loro volta nei porti
e   nelle   citt   del  Mediterraneo  orientale,   divenendo   gli
intermediari  fra il mondo commerciale arabo e bizantino  e  quello
dell'Europa  occidentale.  Merci preziose,  provenienti  fin  dalla
lontana Cina, venivano imbarcate
     
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     su navi italiane a Costantinopoli, a Il Cairo e ad Alessandria,
e messe quindi in circolazione in tutta l'Europa attraverso i porti
italiani e francesi, o tramite i passi alpini.
     In  effetti  gli  amalfitani  e  i  veneziani  avevano  tratto
profitto,  oltre che dalla propria abilit marinara, dai  privilegi
economici  concessi loro dall'impero bizantino in cambio  di  aiuti
militari  e  di  forniture navali. Gi nel  nono  secolo  Amalfi  e
Venezia   si  erano  affermate  come  le  uniche  potenze  marinare
dell'Occidente e le loro navi potevano approdare nei  ricchi  porti
orientali. I pisani e i genovesi, invece, avevano fatto delle  loro
citt  i  pi  importanti scali marittimi del  regno  d'Italia,  ed
avevano  sviluppato  a tal punto la loro potenza  navale,  che  nei
secoli undicesimo e dodicesimo riuscirono a scacciare gli arabi dal
mar  Tirreno  e  dalla  Sardegna, e  ad  imporre  nel  Mediterraneo
orientale la propria egemonia militare e commerciale.
     Ma   anche   sul  resto  del  continente  europeo   l'attivit
mercantile era cresciuta e non si limitava soltanto a scambi locali
e  regionali.  Itinerari che sfruttavano  i  corsi  dei  fiumi,  le
strade,  i passi alpini e i porti del mare del Nord, si allungavano
sia  da  ovest  a  est  -  dalla Spagna araba  fino  a  Novgorod  e
Costantinopoli -, sia da nord a sud - dai porti tedeschi  a  quelli
italiani -.
     Una  rilevante novit del commercio continentale, che  avrebbe
avuto   importanti   conseguenze   anche   nell'economia   italiana
medievale, fu rappresentata dall'esportazione di tessuti di lana di
buona  qualit, provenienti dall'Europa settentrionale, soprattutto
dalle  regioni  francesi  e fiamminghe, verso  le  altre  zone  del
continente. Quelle aree, per secoli importatrici di merci di  lusso
nell'ambito   di   un'economia  di  autoconsumo,   divennero   cos
protagoniste di nuovi equilibri commerciali.
     La dimensione e l'importanza assunte dal commercio italiano ed
europeo determinarono la nascita di istituzioni e procedure atte ad
assecondarne  lo svolgimento, di luoghi d'incontro, di associazioni
e di nuovi strumenti contabili.
     Punto di contatto fondamentale fra i mercanti dell'Europa  del
nord e quelli italiani furono le fiere periodiche, fra le quali  si
affermarono  nel  secolo  dodicesimo quelle  della  Champagne,  una
regione  della Francia nord-orientale vicina alle Fiandre. Qui,  un
paio di volte all'anno, i grandi mercanti si scambiavano, sotto  la
protezione  del  conte  locale,  le merci  "regine"  del  commercio
internazionale:  spezie  e  tessuti.  Il  pagamento  dei   prodotti
richiedeva  complicati cambi monetari, data la  grande  variet  di
monete  in  circolazione, di peso e valore diversi; le  transazioni
risultarono facilitate dall'emergere di una sorta di "specialista":
il cambiavalute, detto bancherius - poich svolgeva la sua attivit
dietro  un banco -, che col tempo avrebbe assunto anche la funzione
di prestatore di denaro.
     La  crescente  importanza del commercio germanico  port  alla
nascita  di  associazioni mercantili, dette  gilde  o  ghilde,  che
stipulavano  trattati,  fissavano  il  prezzo  delle  merci  e   ne
controllavano  la  qualit; esse furono alla base  delle  autonomie
cittadine  e  delle alleanze fra citt mercantili che si  sarebbero
affermate   prepotentemente  in  Germania  nei  secoli  successivi,
approfittando della debolezza dell'impero.
     Al   contempo  le  tecniche  commerciali  pi  raffinate,  che
prefiguravano l'avvento del moderno mondo economico,  si  diffusero
fra  i  mercanti  italiani, soprattutto  presso  i  genovesi  ed  i
veneziani. Questi, venuti a contatto con
     
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     gli   avanzati  sistemi  economici  bizantino  ed  arabo,   ne
appresero  i  basilari elementi di organizzazione e di  contabilit
mercantile. Cos crearono nuovi patti commerciali, detti commende o
colleganze,   che  si  ponevano  come  base  di  vere   e   proprie
associazioni   d'impresa,  in  cui  ricchi  proprietari   fornivano
capitali  o merci a mercanti o a navigatori, i quali si impegnavano
a  restituire, al termine dell'operazione mercantile o del viaggio,
i  finanziamenti ricevuti e una parte degli utili. Cominci cos ad
affermarsi  non  solo  un tipo di attivit mercantile  condotta  da
viaggiatori  instancabili,  ma anche la  pratica  dell'investimento
finanziario  che  agiati  possidenti  effettuavano  dalla   propria
residenza,  e  che  tra l'altro permetteva di aggirare  il  divieto
imposto  dalla Chiesa contro il credito ad interesse, o usura.  Una
nuova  mentalit,  incentrata sul denaro,  entrava  prepotentemente
nella vita medievale.
